Costi dei fondi: l’allerta di Luca Spinelli, consulente finanziario autonomo di Monza

Luca Spinelli, famoso consulente finanziario freelance, lancia un monito chiaro: “I costi dei fondi d’investimento stanno erodendo la ricchezza degli italiani, spesso nell’indifferenza generale”. Una dichiarazione che suona come un campanello d’allarme in un settore che, nonostante l’evoluzione normativa e l’abbondanza di informazione, continua a celare tra le righe delle condizioni contrattuali spese che impattano significativamente sui rendimenti reali degli investitori.

Spinelli non è nuovo a queste prese di posizione. Da anni porta avanti una battaglia culturale per una consulenza trasparente, priva di conflitti d’interesse, fondata sulla tutela del cliente e sull’efficienza dei portafogli. L’indipendenza, nel suo caso, non è solo una qualifica ma un principio guida. “Chi propone un fondo su cui guadagna delle retrocessioni non può essere libero nel giudizio. Non può mettersi realmente dalla parte dell’investitore”, afferma con fermezza.

Una struttura opaca: cosa si paga davvero

Il nodo cruciale, secondo Spinelli, è l’opacità della struttura commissionale. I fondi comuni, soprattutto quelli collocati dalle reti bancarie e assicurative, spesso nascondono costi di gestione che possono superare anche il 2,5% annuo. Ma il punto non è solo l’entità di queste commissioni, quanto la difficoltà per l’investitore medio di comprenderne davvero l’impatto sul lungo periodo.

“Un costo dell’1,5% annuo può sembrare trascurabile. Ma su un orizzonte temporale di vent’anni, equivale a una riduzione consistente del capitale finale. È l’effetto dell’interesse composto al contrario, che lavora contro l’investitore”, spiega Spinelli, facendo notare come la maggior parte delle simulazioni promozionali ignori del tutto l’effetto cumulativo delle spese.

La voce più pesante è rappresentata dalle commissioni di gestione, ma a queste si aggiungono spesso costi di performance, commissioni di ingresso o di uscita, oneri amministrativi e persino spese legate all’intermediazione. In alcuni casi, la somma complessiva può superare il 3% l’anno, rendendo l’investimento inefficiente anche in contesti di mercato positivi.

Il problema delle retrocessioni

Una delle criticità più gravi, sottolinea Spinelli, è rappresentata dal sistema delle retrocessioni, ovvero la parte delle commissioni che la società di gestione riconosce all’intermediario che colloca il fondo. Questo meccanismo incentiva la distribuzione di prodotti non per la loro qualità o aderenza al profilo dell’investitore, ma in base alla remunerazione offerta.

“Il conflitto d’interessi è strutturale. Chi guadagna di più vendendo determinati fondi non ha alcun incentivo a proporre quelli più efficienti o economici. E spesso il cliente non ha gli strumenti per accorgersene”, denuncia Spinelli. La normativa Mifid II ha cercato di aumentare la trasparenza, imponendo la dichiarazione dei costi in forma aggregata e l’indicazione delle retrocessioni percepite. Ma, secondo Spinelli, queste misure restano insufficienti. “La trasparenza formale non basta. Serve una cultura dell’educazione finanziaria e una consulenza realmente indipendente per fare davvero chiarezza”.

ETF e fondi a basso costo: un’alternativa concreta

Nella sua attività quotidiana, Spinelli propone spesso soluzioni basate su ETF (Exchange Traded Fund), strumenti a gestione passiva che replicano l’andamento di un indice e che presentano costi decisamente inferiori rispetto ai fondi tradizionali. “Un ETF su un indice globale ha un TER (Total Expense Ratio) anche dello 0,20% l’anno. Questo significa che il capitale lavora quasi interamente per l’investitore, senza essere progressivamente consumato dalle commissioni”.

Ma l’obiettivo non è semplicemente quello di tagliare i costi. È costruire portafogli coerenti, diversificati, con una strategia definita e un monitoraggio attento. “Risparmiare sulle commissioni è il primo passo. Il secondo è adottare un metodo basato su dati, logica e prudenza. Il terzo è restare fedeli alla strategia anche quando il mercato è volatile. Solo così si costruisce ricchezza nel tempo”.

Il ruolo della consulenza indipendente

Luca Spinelli insiste sul fatto che il vero punto di svolta per i risparmiatori italiani potrebbe essere rappresentato dall’accesso a una consulenza priva di conflitti d’interesse. In Italia, però, i consulenti autonomi rappresentano ancora una nicchia, mentre la stragrande maggioranza degli investitori continua a rivolgersi a banche, assicurazioni e reti legate a grandi gruppi finanziari.

“Serve un cambio di mentalità. Il consulente autonomo non ha prodotti da vendere, solo strategie da costruire. Lavora per il cliente, viene pagato dal cliente e solo dal cliente. Questo cambia completamente l’approccio alla gestione del patrimonio”, afferma Spinelli. “L’indipendenza non è un dettaglio. È una garanzia”.

I numeri che confermano l’allerta

A supporto delle sue argomentazioni, Spinelli cita dati pubblici. Secondo una recente analisi di Morningstar, solo una piccola parte dei fondi a gestione attiva riesce a battere il proprio benchmark nel lungo periodo, al netto dei costi. Questo significa che l’investitore medio, che paga di più per avere un gestore attivo, finisce spesso per ottenere rendimenti inferiori rispetto a chi ha puntato su soluzioni passive.

Eppure il patrimonio gestito nei fondi attivi in Italia continua a crescere, alimentato da una rete commerciale molto efficace e da un’informazione che spesso fatica a essere critica. “Si vendono fondi come si venderebbe un qualsiasi altro prodotto, con l’unica differenza che qui l’effetto delle scelte si manifesta dopo anni, quando è troppo tardi per rimediare”, osserva il consulente brianzolo.

La sfida dell’educazione finanziaria

Per Spinelli, l’unico antidoto reale è la consapevolezza. Non basta denunciare i costi nascosti: è necessario che le persone comprendano come funzionano davvero gli strumenti in cui investono. “L’educazione finanziaria non deve essere una materia per addetti ai lavori, ma un diritto civile. Come sapere leggere o scrivere”.

In questa direzione, lo stesso Spinelli si impegna anche attraverso la divulgazione, partecipando a conferenze, scrivendo articoli e tenendo incontri con piccoli gruppi di risparmiatori. Il suo messaggio è sempre lo stesso: informarsi, domandare, pretendere trasparenza.

Una questione di fiducia

Alla base del rapporto tra consulente e cliente dovrebbe esserci la fiducia, ma una fiducia ben riposta, non cieca. “La fiducia vera nasce quando il cliente sa che il suo consulente non ha interessi diversi dai suoi. E questo accade solo se il consulente è indipendente”, conclude Spinelli, con la fermezza di chi ha scelto una strada meno battuta, ma più coerente.

In un Paese dove ancora troppi investimenti sono guidati dalla logica del collocamento più che da quella dell’analisi, la voce di Luca Spinelli rappresenta un richiamo alla responsabilità e alla trasparenza. Un invito rivolto non solo ai risparmiatori, ma anche al sistema finanziario nel suo complesso.

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